Fragile

Un bambino, indifeso, senza armi né esercito, oltretutto povero, senza castello né guardie, senza potere né proprietà, senza patria né regno, solo, con una famiglia sola, al freddo, nella sofferenza, nella persecuzione, indifeso come di più non si poteva, rifiutato dalla gente di Betlemme, scacciato da case e alberghi, con Maria e Giuseppe che sperimentano il rifiuto, la mancanza di generosità e di solidarietà.

In una parola: fragile.

Ci siamo mai chiesti perché è venuto così debole? Perché così esageratamente fragile?

Una risposta c’è.

E’ venuto per amarci proprio nelle nostre fragilità, per poterci stare vicino in quelle situazioni di cui ognuno di noi si vergogna di se stesso, quando siamo timidi, soli, deboli, persi.
E lui ama proprio quella parte di noi, la nostra nudità, la nostra fragilità. Ci è vicino più di sempre quando siamo crudeli, meschini, miserabili, vili, quando piangiamo, quando soffriamo, quando siamo perduti.
Stiamo attenti allora, noi, a non fare come quella gente ricca di Betlemme che non ha voluto accogliere Gesù.

Facciamo invece come i poveri pastori che accorrono nella stalla e dicono: andiamo a Betlemme a vedere cosa ha fatto il Signore.
La fede è così, fragile come quel bambino appena nato.
Tocca a te scegliere, rischiare, fidarti.